caos

Quel giorno ero tornato a casa dei miei, prima di pranzo mi toccò portare il cane fuori. La casa dei miei non è in campagna, ormai è nel pieno di un centro abitato. Non mancano però alcuni terreni recintati, quei terreni il cui proprietario viene di rado a visitare e curare e hanno quell’aspetto di “abbandono” che solo nei paesi si può respirare, assaporare. Mi soffermai ad osservare gli alberi di nocciole al di la del muretto.

Per terra c’era una cornacchia, bella, pulita. Sembrava ferma, immobile. All’improvviso fece un movimento di scatto con il collo, i suoi occhi sembravano fissare qualcosa. Mi colpì quel movimento, così repentino. Passare da una posa ad un’altra, senza apparenti posizioni intermedie. Forse quando si decide di cambiare qualcosa nella propria vita bisogna agire così, di scatto, senza pensare a cosa c’è in mezzo tra l’una e l’altra situazione. Cambiare l’oggetto della propria attenzione non contempla altri oggetti nello spazio tra l’uno e l’altro.

Mi ricordo poche cose dell’ultimo periodo della mia storia con Ilaria. Una mattinata passata in piscina, un paio di giorni in un campeggio al mare e un giorno che mi ritrovai solo in casa ad ubriacarmi e pippare. Quel giorno stavo vedendo uno dei film che all’epoca era tra i miei preferiti: “La vera storia di Jack lo squartatore” con Jonny Deep. Una battuta mi si fissò nella mente, e sovente, periodicamente emergeva, ripetendosi con la voce dell’attore. Quando il medico della regina, che poi era Jack lo squartatore, da lezione agli studenti. Da un cadavere estrae il cuore ancora caldo e lo mostra alla platea. Si trova come al centro di un circo, forse pensando alle sue vittime, ripete in modo ossessivo: “il cuore è una pompa”. Nella battuta mette una sorta di enfasi cinica e banale, come dire: “guardate, non vi affannate tanto, in fondo è solo una pompa”.

Forse l’ultimo momento della mia storia con Ilaria, se vogliamo usare un po’ di romanticismo, è quando ci trovammo a vedere insieme un tramonto a Sabaudia, avevamo passato due giorni al mare insieme. Le giornate erano passate serenamente, di quella serenità che segna la fine di una passione. Dopo quella breve parentesi insieme ci vedemmo un’altra volta soltanto. Qualche mese dopo, per pochi minuti, un pomeriggio al Pigneto.

Chiacchierammo del più e del meno, come possono fare due bravi amici. Gli dissi che in quel periodo avevo smesso di andare in palestra e in compenso passavo ore a camminare. Le domeniche e i sabati, quando avevo tempo. Anche a lei piaceva fare lunghe passeggiate e ci lasciammo promettendoci che un giorno avremmo passeggiato insieme. Non avvenne mai.

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