Capitolo 2 – Lo specchio – Edimburgo

EFabia gli raccontò del bambino, del suo impegno politico per i diritti degli omosessuali. Era tutta presa dalla vita, eccitata. Contenta di rivederla. Non riusciva a trattenere il suo entusiasmo. All’inizio fu trascinata in quel vortice euforico. Mentre con la macchina attraversavano le strade, bagnate dalla pioggia. Poi fu colta da una sorta di nichilismo. In fondo chi se ne fregava degli omosessuali. 

Guardava quel cielo grigio, era proprio come l’aveva immaginato prima di partire. 

Le strade pullulavano di persone, turisti, belle e giovani ragazze che davano volantini di ristoranti e pub. Gente vestita strana. Le cornamuse. Vecchi con il kilt. Ragazzi ubriachi, coppie con il passeggino. Tutto però la lasciava indifferente. O meglio, la eccitava, la confondeva, ma poi quella freddezza dell’animo si faceva largo e lasciava spazio all’indifferenza. Chissà cosa l’aveva fatta diventare così. In passato era diversa. Forse i due matrimoni falliti. Non penso. L’aborto che aveva avuto quando era rimasta incinta a diecianove anni. Un figlio avuto con una persona molto più grande di lei, sposata. Non se l’era proprio sentita di tenere quel bambino, aveva fatto bene.

Quando era iniziato quel processo che aveva reso il suo cuore di pietra? Forse era sempre stata così, e ora semplicemente idealizzava la sua adolescenza. Era convinta che prima era una ragazza solare, piena di amicizie e che era ad Edimburgo per riscoprire quella parte di lei. Che tanto gli mancava. Ma nulla riusciva a scalfirla, se non solamente in superficie. Riusciva a camuffare bene i suoi sentimenti, riusciva persino a mostrarsi entusiasta quando in fondo in fondo era solo annoiata.

Annoiata da quella tossica lesbica, dalla sua compagna, dal loro bimbo di sei anni. Dai diritti gay. In fondo cosa aveva da spartire con quelle persone? Cosa era partita a fare? Cosa pensava di dimostrare. Quasi quasi era meglio che accettava l’invito di Paolo, e ora sarebbe stata a scopare, Paolo e il suo enorme cazzo. Altro che Scozia.

Il bambino era veramente carino, aveva dei riccioli d’oro, vestito con un completino azzurro e bianco. Era adorabile, Alessandra ne fu subito conquistata, era la cosa più bella che aveva visto quel giorno. Le due mamme lo ricoprivano di coccole. Ma poi quale delle due era rimasta incinta? Probabilmente Jordy, era più giovane, magrolina, timida, parlava poco. Tutto il contrario di Fabia.

– Ciaooo, piccolino … Che bello Fabia, complimenti. -Grazie Ale, questa e Jordy la mia compagna, qualcosa gli ho detto di te, non ti preoccupare, non gli ho detto tutto. Ehehehe. -Ehehe. -Forse è il caso che sali in stanza, avrai voglia di una doccia, immagino. Gli disse Jordy, parlava abbastanza bene italiano. -Si immagini bene, sono stanchissima. Grazie mille siete veramente gentilissime. -Grazie a te Alessandra, mi fa veramente piacere rivederti dopo tanti anni. Credimi.

Gli mostrarono la stanza, era abbastanza grande, aveva una libreria semivuota, una piccola scrivania, e una finestra che dava su una grande piazza piena di gente. Ragazzi che bivaccavano e turisti che passeggiavano. Gli mostrarono l’armadio, il bagno in comune ecc.

Rimase sola, si fece una doccia e ritornò in stanza. Iniziò a sistemare le sue cose nell’armadio, mise i pochi soprammobili che aveva portato con se nella libreria. Poi in una bustina si accorse che aveva portato con se il suo vibratore. Più per non lasciarlo a casa, con sua madre e poi l’inquilino.

Aprì la busta e guardò il suo vibratore sorridendo. Chiuse le tende della finestra e iniziò a masturbarsi. Si masturbò a lungo prima di scendere. Senza pensare a niente e nessuno in particolare, solo per svuotare la mente e rilassarsi.

Scese, Jordy stava mostrando una stanza a dei turisti, era molto professionale. Il bimbo stava in ginocchio aggrappato ad un tavolino basso, con la testa piegata, e i riccioli che gli scendevano fino a toccare il tavolo. Intento a colorare un album. Alessandra si avvicinò a lui. -Che bello. Sorrise. Ma il bambino la guardò senza capire, probabilmente parlava solo inglese. -Vieni Alessandra, ti faccio vedere una cosa. La chiamò Fabia. -Eccomi.

Fabia gli mostrò una fotografia che teneva appesa nella reception. Erano loro in un viaggio che avevano fatto a vent’anni. A Barcellona, sorridevano ad un tavolino di un bar. L’anno dopo che aveva abortito. Era così serena e spensierata, aveva tutta la vita davanti. Chi pensava a quel tempo che a quarantacinque anni sarebbe finita in un deposito di manichini.

Fabia gli chiese come stava Agnese, una sua amica con cui era stata in comunità. Alessandra gli disse che era morta. Non ce l’aveva fatta, c’era ricaduta ed era rimasta stecchita con un overdose. Fabia si mise a piangere. Quel donnone con i capelli rasati piangeva in continuazione. Contrastava decisamente con l’indifferenza e la freddezza di Alessandra. Jordy non l’aveva ancora inquadrata, era scozzese, forse inglese. Straniera. Non semplice da inquadrare. Altre tradizioni. Altre infanzie. Altre depressioni. Altre illusioni. Tutto diverso, o forse molto più simile di quanto si può pensare.

Quel B&B era molto sereno. Un oasi di tranquillità. Si stava bene.

Non era mai stata in un B&B in vita sua, era stata qualche volta in campeggio, alberghi, ma mai un B&B. Era una casa a due piani, duecento metri quadrati, forse di più.

Era di proprietà di Jordy. Era appartenuto alla sua famiglia. Lì era cresciuta.

Il padre era morto di infarto, aveva sofferto molto per quella figlia lesbica. Una figlia unica. Non era riuscito mai ad accettare il fatto che lei era lesbica, e che aveva sposato un ex tossica italiana, romana, con cui aveva avuto un figlio.

La madre invece se ne fregava, e stava passando la vecchiaia in Spagna. In un paesino vicino Madrid. 

L’Europa unita, chissà se i padri fondatori dell’Unione Europea avevano in mente questo quando immaginarono un futuro di pace e prosperità per il continente unito.

-Dove posso affittare una bici, un motorino, qualcosa del genere? Voglio fare un giro in città. -Ehehe. Guarda qui sotto la piazza c’è uno che affitta le bici. -Ok. A che ora si cena? -Quando hai fame. Ehehe. Dai stasera, proviamo a cenare tutti insieme alle otto, ti va bene? -Si, certo. Vado allora ci vediamo alle otto. -Ok! Copriti, non prendere freddo! Eheheh. – Si mammina …

Fabia aveva una risata piena, squillante, profonda. Un invito ad abbandonarsi tra le braccia della lussuria. Anche se non era proprio il suo ideale di donna, una con cui avrebbe avuto una storia.

Portava un pile verde. Ciabatte da infermiera. E Pantaloni, di una tuta, neri. Molto pulita. Profumata. Ma veramente brutta. Aveva conservato poco o nulla di femminile.

Edimburgo non era proprio la città ideale per andare in bici. Piena di sali e scendi. Così Alessandra decise di fermarsi in un pub, a farsi una birra. Un ragazzino sui venticinque anni la fissava arrapato, era mezzo ubriaco, forse completamente ubriaco. No, non era proprio il caso. Riprese la bici e si avviò verso il B&B. Si fermò in un negozio di piccoli oggetti. Non il solito shop per turisti. Voleva comprare il suo primo soprammobile scozzese. A gestirlo era una signora minuta di una sessantina d’anni, con gli occhiali grandi, con una montatura spessa. Aveva perso da anni e anni ogni velleità di essere femminile e provocante. O forse la cosa non era mai stata nelle sue corde.

Si trovava nel suo regno, tra scaffali di vecchi oggetti scozzesi. Alessandra aveva tutta l’intenzione di passare lì quell’ultima mezz’ora prima di cena. Declinò l’invito della signora che voleva aiutarla. E si mise ad ispezionare gli oggetti uno ad uno. Fuori aveva iniziato a piovere. No Edimburgo non era decisamente la città per andare in bici.

Pensò ad Enza, la siciliana a cui aveva affidato i suoi manichini. Uscì senza comprare nulla, non era ancora il momento per il suo primo soprammobile scozzese. Telefonò ad Enza. -Ciao Enza, come sta andando a Roma? Stanno bene i manichini? Eheh. -Ciaooo, certo tutto bene. Tu come va in Scozia? -Tutto bene. Sono arrivata a casa di quelle amiche che ti dicevo. Hanno un bambino stupendo, devi vederlo, un amore. -Ci credo, sono contenta che ti trovi bene. -Mi raccomando non fare arrabbiare lele! -Certo me lo coccolo io. Tranquilla! -Ehehe, ok ci conto! Si salutarono, Alessandra si avviò verso il B&B, spingeva la bici, non aveva più voglia di pedalare.

Entrò che era completamente bagnata. – Te l’avevo detto di coprirti. L’ammonì Fabia. 

Salì in stanza a cambiarsi e asciugarsi. Pensava a cosa avrebbe fatto in Scozia. Fabia gli aveva assicurato di avere molti contatti e che qualcosa gli avrebbe trovato lei. Lavorare in un pub, cameriera, lava piatti, era aperta a tutto.

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